73 Festival de San Sebastián
di Lorenzo Codelli
Trionfo per il cinema iberico a San Sebastián, sia in termini di premi ufficiali che di qualità e quantità delle opere proposte nelle varie sezioni. La Concha de Plata è stata assegnata dalla giuria internazionale presieduta da Juan Antonio Bayona a Los domingos diretto dall’autrice basca Alauda Ruiz de Azúa. La storia emozionante d’una diciassettenne – incarnata dall’eterea Blanca Soroa – che ambisce a farsi suora sconvolgendo via via il proprio nucleo famigliare. Temporibus illis, la Spagna franchista sfornava spesso pellicole di smaccata propaganda fides. Qui invece siamo di fronte a un’ode religiosa dai toni ambigui che evoca l’indimenticabile Storia di una monaca (1959) di Fred Zinnemann, interpretata dall’altrettanto eterea Audrey Hepburn.
Premio Speciale della giuria a Historias del buen valle del noto (ma poco prolifico) regista catalano José Luis Guerín. Un arci-documentario tutto girato dal vero, o dall’immaginario chissà, sul sobborgo barcellonese di Valbona. Un’enclave beata, lontanissima dalle masse di turisti, ove vive una tribù di poveracci che ci spiega la propria assoluta felicità. Muy bravo Guerin, un altro autoritratto umanista che fa pensare a quelli creati da Chaplin.
Premio per il miglior attore al camaleontico basco Jose Ramon Soroiz che in Maspalomas, diretto dal proprio conterraneo Jose Mari Goenaga, riesce a suscitare letteralmente le lacrime. Un anziano gay fa la bella vita sulle spiagge calienti di Maspalomas alle Canarie prima che il Fato lo punisca sbattendolo di colpo dentro un cupo e repressivo pensionato.
L’eccellente miniserie prodotta da Moviestar Plus Anatomía de un instante ricostruisce i giorni e le ore che precedettero il brutale tentativo di colpo di stato da parte del colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero il 23 febbraio 1981. Ispirandosi all’omonimo romanzo di Javier Cercas, il regista Alberto Rodríguez racconta in sei episodi di 30’ ciascuno sei diverse prospettive sui retroscena politici di quell’evento che sconvolse la Spagna. Ritmo attanagliante stile Elio Petri, cast superlativo capeggiato da Álvaro Morte nel ruolo del coraggioso primo ministro Adolfo Suárez. Speriamo arrivi presto sulle nostre piattaforme.
Nella tradizionalmente sovrabbondante sezione Horizontes Latinos abbiamo potuto ammirare una dozzina di film provenienti dall’America Latina. L’umore nero e il pessimismo truce prevalgono laggiù. Vedi il corrosivo Un poeta del colombiano Simon Mesa Soto (già in distribuzione nelle nostre sale). Le assurde peripezie di un poeta-insegnante sfigatissimo che tenta di lanciare nel milieu letterario una ragazzina dalla debordante creatività lirica. Premio della Giuria al Certain Regard di Cannes.
Cobre del messicano Nicolás Pereda psicanalizza un microcosmo che si arrabatta attorno a una miniera nel deserto. Dai liquami infetti delle cave di rame emerge un ménage à trois degno di Harold Pinter.
Il thriller cileno ricco di suspense Limpia di Dominga Sotomayor racconta il complesso rapporto amore/odio tra una governante e una bimba di sei anni. L’invidia tra le classi, miliardari contro proletari, viene studiata al microscopio dall’affermata regista di Santiago del Cile.
Eccezionale a dir poco la retrospettiva di quest’anno. L’opera della sceneggiatrice, commediografa, polemista, intellettuale americana Lillian Hellman ricostruita per la prima volta tramite 16 film e un imperdibile catalogo pubblicato in castigliano e inglese. Tra gli anni Trenta e gli anni 60, Lillian Hellman ha impresso a Hollywood il proprio marchio: temi lesbici assai ante-litteram, grazie anche all’amicizia fraterna col grande regista William Wyler; critica sociale “leftist”, che infatti il maccartismo perseguitò ferocemente; spudorato autobiografismo, esemplificato nel rapporto con l’amato giallista Dashiell Hammett. Quanti altri sceneggiatori sono comparsi sullo schermo col proprio nome e cognome? Nel pluripremiato Giulia (1977) di Fred Zinnemann fu una seducente Jane Fonda a incarnare Lillian Hellman.
Il bellissimo poster del 73 Festival di San Sebastián immortala la leggendaria diva Marisa Paredes, assurta al cielo nel dicembre scorso.
