Lina Wertmüller

“un’artista deve dire molto di più di quello che appare nelle sue opere”

Nell’inaugurare una nuova rubrica per Cinemazero Notizie, totalmente dedicata agli archivi depositati presso la mediateca Pordenone e in particolare ai tesori fotografici in essa contenuti, non si poteva che partire da un accadimento significativo. Pochi giorni fa è infatti mancata una delle registe davvero più originali e coerenti del cinema italiano Lina Wertmüller. Come succede sempre in queste occasioni, la ricerca nei nostri archivi è stata immediata e, con sorpresa (non tutte le svariate decine di migliaia di scatti sono stati digitalizzati), abbiamo ritrovato in inventario una cartellina riportante il suo nome. Sapevamo che Gideon Bachmann – fotografo, regista, critico, giornalista, collezionista – fonte inesauribile per i nostri archivi, avesse avuto occasione di intervistare più volte durante la sua carriera la regista, ma non pensavamo che nella cartellina stipata con le altre centinaia di faldoni “dedicati” ai singoli ci fossero degli scatti di Deborah Beer, compagna dello stesso Bachmann. Le foto ritraggono Lina Wertmüller con gli occhiali “di ordinanza” che tanto hanno fatto della figura della regista italiana un’icona, celebrata anche dopo la sua morte proprio con stilemi grafici che ricordano l’inconfondibile sagoma del suo viso. Ciò che colpisce in questi scatti appare in particolare una dolcezza di sguardo e di divertita partecipazione che rappresentano tratti delicati della personalità di questa regista, conosciuta per il grande dinamismo, per la forza retorica e l’ironia tagliente, capace di grandi divertite e divertenti risate, ma soprattutto attenta, acuta, originale osservatrice e raccontatrice del mondo, dell’uomo e dei suoi comportamenti in relazione all’evolvere della società, degli amori e delle relazioni, dei sogni semplici che ciascuno vive. Chi non ricorda Mimì metallurgico ferito nell’onore o Travolti da un insolito destino sotto il cielo d’agosto o, ancora, Pasqualino Settebellezze? Il genere, stravolto, ribaltato, fatto altro…un cinema impegnato con uno strumento popolare: il vero talento di questa eclettica artista (sceneggiatrice, scrittrice, regista) Ancora una volta in particolare le foto di Debora Bear si distinguono per l’approccio originale al soggetto rappresentato andando a scovare nel volto di chi è ritratto note e linee aggiuntive rispetto all’usuale foto di reportage: la Wertmüller ci appare forse come mai in altri ritratti… Immediato il rimando alle registrazioni audio: infatti gli archivi di Cinemazero custodiscono anche molte ore di conversazione della regista con Gideon Bachmann, ancora tutte da scoprire, ma in questo caso già digitalizzate. Ne anticipiamo uno stralcio, una frase su tutta, detta a Bachmann in una delle più accorate e vibranti di queste lunghe chiaccherate e così evocativa a carriera conclusa: “un’artista deve sempre cercare di dire molto di più di quello che appare nelle sue opere, altrimenti non sarebbe tale” .