Ottobre 2022

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Ottobre 2022

Editoriale:

Cosa ha funzionato (e cosa no) della Festa del Cinema   Aderire o non aderire? Questo è il problema. Senza dubbio la nuova Festa del Cinema con il suo nuovo format (5 giorni, dal 18 al 22 settembre durante i quali tutti i film sono stati offerti al prezzo speciale di 3,50€) è stata al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori divisi tra favorevoli e contrati all’iniziativa. Come...

Cosa ha funzionato (e cosa no) della Festa del Cinema

 

Aderire o non aderire? Questo è il problema. Senza dubbio la nuova Festa del Cinema con il suo nuovo format (5 giorni, dal 18 al 22 settembre durante i quali tutti i film sono stati offerti al prezzo speciale di 3,50€) è stata al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori divisi tra favorevoli e contrati all’iniziativa. Come spesso accade entrambe le parti hanno portato argomenti convincenti e anche a Cinemazero il tema è stato oggetto di confronto. Alla fine Cinemazero ha deciso di aderire e dunque ora proviamo tracciare un bilancio di com’è andata – da noi ma non solo – anche per capire qual è stato il bilancio di questa festa.

Uno dei principali argomenti dei detrattori dell’iniziativa è stata il fatto che essa agiva esclusivamente (a loro dire) sulla leva del prezzo, rischiando così di sminuire la percezione del valore dell’esperienza cinematografica. Questo è forse il tema più interessante e merita un breve approfondimento. È vero, anzi verissimo, che, come andare al cinema costa poco. Dati alla mano il prezzo medio del biglietto si è incrementato di pochi punti percentuali negli ultimi vent’anni (per quali altri beni possiamo dire altrettanto?) e quasi tutte le sale, tra cui ovviamente Cinemazero, hanno delle scontistiche ulteriori. Un esempio, per guardare in casa nostra: un biglietto intero costa 8€ ma facendo la CinemazeroCard se ne pagano solo 5,50€ per ben un anno. E la cifra scende ancora, fino ad addirittura a 4,40€ nel caso si acquisti un abbonamento. Davvero poco di più del prezzo eccezionale previsto durante la promozione. Per questo motivo se questo fosse stato l’unica leva ad essere attivata sarebbe stato giusto non aderire.

La verità è la scarsa percezione dell’esperienza cinematografica deriva da altri fattori, alcuni storici, altri legati alla grande confusione del momento. La scarsa chiarezza sulle “finestre”, cioè sul periodo in cui un film è disponibile solo in sala rende la sua “appetibilità” molto più bassa (perché pagare un biglietto per vedere un film che forse potrò vedere tra qualche settimana su un altro supporto che percepisco come più economico?). Chi il cinema lo ama, e lo conosce, sa che le due esperienze non sono paragonabili e che non è vero che tutti i film andranno in piattaforma e che anche qualora ciò accadesse la loro visione è molto diversa da un punto di vista qualitativo. Ma questo è fondamentalmente un problema di comunicazione.

Ed è proprio questa la vera grande leva attivata dalla festa del cinema: la comunicazione, o per meglio dire la promozione. Con l’obiettivo di promuovere l’iniziativa ma con il risultato di promuovere la sala cinematografica nel suo complesso la festa del cinema in festa è stata ampiamente comunicata sui mass media nazionali con il risultato di veicolare il messaggio che “il cinema è vivo!” con il risultato di riportare in sala molto del pubblico abituale che “latitava” per aver perso l’abitudine di frequentare il cinema e che nella festa ha trovato l’occasione di tornare. Può sembrare un piccolo passo, forse una banalità, ma mancava da molto (troppo) tempo una comunicazione efficace in questa direzione. Perché dunque non mettere a regime questo sistema di comunicazione magari con un investimento strutturale? Le risorse si potrebbero facilmente dirottare da qualche capitolo di sostegni emergenziali finora gestiti con dei contributi a pioggia…

È presto per dire se e quanto questo inciderà in maniera stabile sulla ripresa del pubblico anche se i primi segnali sono incoraggianti. Il weekend immediatamente successivo alla promozione, ad esempio, è stato positivo sia per presenze che per incassi, diversamente dal passato quando iniziative simili (gli sciagurati mercoledì a 2 euro) che avevano invece l’effetto di svuotare le sale prima e dopo la promozione. L’impressione è dunque che l’iniziativa sia stata un trampolino di lancio e non un’effimera parentesi.

Sulla festa del cinema si è primo scritto e discusso molto e stanno circolando alcuni dati interessanti, a partire da quelli forniti dagli stessi esercenti. La mancanza di analisi precise e puntuali su dati e preferenze del pubblico è da sempre una grave lacuna del settore, in particolare di quello d’essai. Anche qui ci permettiamo di lanciare una suggestione: fino a pochi giorni fa eravamo abituati a leggere puntualissimi sondaggi sulla campagna elettorale, molti dei quali rivelatisi precisissimi. Perché non commissionare alle stesse realtà un’analisi sul pubblico cinematografico..

Abbiamo chiuso i due paragrafi precedenti con dei puntini di sospensione perché ancora tante sono le domande (e le proposte) e poche le risposte che però è fondamentale continuare a cercare. Provando, per una volta a guardare il bicchiere mezzo pieno e salutando gli effetti positivi della festa appena conclusa.

 

 

 

 

 

Cosa ha funzionato (e cosa no) della Festa del Cinema

 

Aderire o non aderire? Questo è il problema. Senza dubbio la nuova Festa del Cinema con il suo nuovo format (5 giorni, dal 18 al 22 settembre durante i quali tutti i film sono stati offerti al prezzo speciale di 3,50€) è stata al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori divisi tra favorevoli e contrati all’iniziativa. Come spesso accade entrambe le parti hanno portato argomenti convincenti e anche a Cinemazero il tema è stato oggetto di confronto. Alla fine Cinemazero ha deciso di aderire e dunque ora proviamo tracciare un bilancio di com’è andata – da noi ma non solo – anche per capire qual è stato il bilancio di questa festa.

Uno dei principali argomenti dei detrattori dell’iniziativa è stata il fatto che essa agiva esclusivamente (a loro dire) sulla leva del prezzo, rischiando così di sminuire la percezione del valore dell’esperienza cinematografica. Questo è forse il tema più interessante e merita un breve approfondimento. È vero, anzi verissimo, che, come andare al cinema costa poco. Dati alla mano il prezzo medio del biglietto si è incrementato di pochi punti percentuali negli ultimi vent’anni (per quali altri beni possiamo dire altrettanto?) e quasi tutte le sale, tra cui ovviamente Cinemazero, hanno delle scontistiche ulteriori. Un esempio, per guardare in casa nostra: un biglietto intero costa 8€ ma facendo la CinemazeroCard se ne pagano solo 5,50€ per ben un anno. E la cifra scende ancora, fino ad addirittura a 4,40€ nel caso si acquisti un abbonamento. Davvero poco di più del prezzo eccezionale previsto durante la promozione. Per questo motivo se questo fosse stato l’unica leva ad essere attivata sarebbe stato giusto non aderire.

La verità è la scarsa percezione dell’esperienza cinematografica deriva da altri fattori, alcuni storici, altri legati alla grande confusione del momento. La scarsa chiarezza sulle “finestre”, cioè sul periodo in cui un film è disponibile solo in sala rende la sua “appetibilità” molto più bassa (perché pagare un biglietto per vedere un film che forse potrò vedere tra qualche settimana su un altro supporto che percepisco come più economico?). Chi il cinema lo ama, e lo conosce, sa che le due esperienze non sono paragonabili e che non è vero che tutti i film andranno in piattaforma e che anche qualora ciò accadesse la loro visione è molto diversa da un punto di vista qualitativo. Ma questo è fondamentalmente un problema di comunicazione.

Ed è proprio questa la vera grande leva attivata dalla festa del cinema: la comunicazione, o per meglio dire la promozione. Con l’obiettivo di promuovere l’iniziativa ma con il risultato di promuovere la sala cinematografica nel suo complesso la festa del cinema in festa è stata ampiamente comunicata sui mass media nazionali con il risultato di veicolare il messaggio che “il cinema è vivo!” con il risultato di riportare in sala molto del pubblico abituale che “latitava” per aver perso l’abitudine di frequentare il cinema e che nella festa ha trovato l’occasione di tornare. Può sembrare un piccolo passo, forse una banalità, ma mancava da molto (troppo) tempo una comunicazione efficace in questa direzione. Perché dunque non mettere a regime questo sistema di comunicazione magari con un investimento strutturale? Le risorse si potrebbero facilmente dirottare da qualche capitolo di sostegni emergenziali finora gestiti con dei contributi a pioggia…

È presto per dire se e quanto questo inciderà in maniera stabile sulla ripresa del pubblico anche se i primi segnali sono incoraggianti. Il weekend immediatamente successivo alla promozione, ad esempio, è stato positivo sia per presenze che per incassi, diversamente dal passato quando iniziative simili (gli sciagurati mercoledì a 2 euro) che avevano invece l’effetto di svuotare le sale prima e dopo la promozione. L’impressione è dunque che l’iniziativa sia stata un trampolino di lancio e non un’effimera parentesi.

Sulla festa del cinema si è primo scritto e discusso molto e stanno circolando alcuni dati interessanti, a partire da quelli forniti dagli stessi esercenti. La mancanza di analisi precise e puntuali su dati e preferenze del pubblico è da sempre una grave lacuna del settore, in particolare di quello d’essai. Anche qui ci permettiamo di lanciare una suggestione: fino a pochi giorni fa eravamo abituati a leggere puntualissimi sondaggi sulla campagna elettorale, molti dei quali rivelatisi precisissimi. Perché non commissionare alle stesse realtà un’analisi sul pubblico cinematografico..

Abbiamo chiuso i due paragrafi precedenti con dei puntini di sospensione perché ancora tante sono le domande (e le proposte) e poche le risposte che però è fondamentale continuare a cercare. Provando, per una volta a guardare il bicchiere mezzo pieno e salutando gli effetti positivi della festa appena conclusa.

 

 

 

 

 

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