L’ora di Cinema

Perché un film ci emoziona e cosa si nasconde dietro un taglio di luce o un movimento di macchina? Da queste domande nasce L’ora di cinema, il nuovo progetto di Cinemazero curato da Alessandro Venier, storyteller ed esperto di film education. 

Un ciclo di quattro incontri gratuiti che da febbraio a maggio 2026 animerà gli spazi di spazioZero con l’obiettivo di avvicinare il pubblico al linguaggio cinematografico in modo agile e partecipativo: non una lezione accademica, ma una vera comunità di visione e confronto in cui, per un’ora (dalle 18.30 alle 19.30), osservazioni tecniche, analisi di frammenti video e dialogo diretto si intrecciano per offrire ai partecipanti una concreta “cassetta degli attrezzi” per diventare spettatori e spettatrici attiv3; il percorso ha anche una dimensione laboratoriale, perché riflessioni e recensioni confluiranno in un quaderno collettivo di critica cinematografica nato dall’identità del gruppo.  

Il primo appuntamento, lunedì 16 febbraio 2026, è dedicato a Era mio padre di Sam Mendes: i partecipanti  e le partecipanti entreranno nel cuore di una sequenza magistrale per smontarne gli ingranaggi, scoprendo come luce, montaggio e sottrazione sonora possano trasformare un atto di violenza in pura narrazione per immagini, in un viaggio tecnico ed emotivo che insegna a guardare oltre lo schermo e a decodificare l’estetica del destino; il ciclo proseguirà lunedì 16 marzo, 14 aprile e 11 maggio 2026, sempre a ingresso libero e senza prenotazione.  

Alessandro Venier insegna Smart Filmmaking all’Università di Udine, è direttore artistico del festival LeggerMente e coordinatore del progetto Circuito Cinema in FVG, autore dei podcast “Kansas” e “L’ora di cinema”, regista del corto 1976 e co-autore del libro Il fiume a bordo (BEE, 2020). 

Cinemazero accoglie l’Ambasciatore del Messico in Italia

Cinemazero ha avuto l’onore di accogliere oggi l’Ambasciatore del Messico in Italia, Genaro Lozano, giunto a Pordenone assieme al Console Onorario Graziano Bertogli per visitare personalmente gli archivi più completi al mondo dedicati a Tina Modotti, custoditi nel nuovo archivio climatizzato per la fotografia e l’audiovisivo di Cinemazero, realizzato di recente con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. 

L’Ambasciatore ha potuto ammirare una selezione di numerosi e straordinari scatti originali di Tina Modotti, portati per l’occasione all’interno della Mediateca di Cinemazero, che custodisce – oltre ai 300 scatti conservati agli archivi climatizzati – riviste e pubblicazioni d’epoca, una biblioteca dedicata, svariate decine di filmati, documenti e lettere… 

Le fotografie fanno parte dell’imponente operazione di mappatura dell’intera produzione dell’artista: grazie al lavoro di ricerca fatto nel mondo da Gianni Pignat, Piero Colussi e Riccardo Costantini, integrato con ricerche fatte da numerosissimi altri studiosi e studiose, Cinemazero ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di un numero impressionante – e non noto in questa consistenza – di foto di Modotti, più di 600. 

Una parte delle immagini è attualmente esposta a Perugia, presso Palazzo della Penna, dopo essere stata protagonista di un importante percorso espositivo recente che ha toccato alcuni dei principali musei e gallerie d’Italia e d’Europa. 

Proprio in vista dei 130 anni dalla nascita di Tina Modotti, Cinemazero ha recentemente avanzato al Comune di Udine una proposta ufficiale per la creazione di un Museo permanente dedicato all’artista. L’istituzione culturale ha dichiarato la propria completa disponibilità a ogni forma di collaborazione, mettendo a servizio del progetto sia il proprio vasto patrimonio di materiali, sia il know-how maturato in decenni di studi: un corpus unico e articolato che comprende fotografie, riviste e libri d’epoca, documenti cartacei, memorabilia e numerosi altri elementi fondamentali per restituire in modo completo la figura della fotografa udinese nel panorama internazionale. 

Durante la visita l’Ambasciatore ha inoltre apprezzato la proiezione di frammenti dell’unico film superstite con Tina Modotti attrice, Tiger’s Coat, ritrovato e restaurato dalla Cineteca del Friuli in collaborazione con Cinemazero. 

La presentazione si è completata con materiali video in anteprima del nuovo film di Matteo Parisini, attualmente in fase di sviluppo, una coproduzione Francia–Italia–Messico che vede Cinemazero tra i protagonisti insieme alla pluripremiata casa di produzione napoletana LaDoc. 

ORCOLAT

Sabato 28 febbraio alle ore 16.30, in anteprima assoluta a Cinemazero nell’ambito di Aspettando Pordenone Docs Fest, sarà presentato Orcolat.  A introdurlo in sala il regista Federico Savonitto (In un futuro aprile – il giovane Pasolini) e i produttori Marco Caberlotto e Lucio Scarpa.  Il film proseguirà il suo percorso domenica 1 marzo al Cinema Teatro Sociale di Gemona Del Friuli e dal 2 marzo sarà distribuito nelle sale italiane. 

A quasi cinquant’anni dal devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976, Orcolat si configura come un viaggio nella memoria collettiva del territorio, trasformando la tragedia in un racconto di rinascita. Un evento ancora vivo nell’immaginario collettivo, anche per il modello di ricostruzione che ha saputo offrire negli anni, in Italia e all’estero, e che oggi risuona come monito necessario di fronte agli stravolgimenti ambientali contemporanei. 

Narrato dalla voce inconfondibile di Bruno Pizzul, il documentario costruisce un racconto corale che intreccia memoria, identità e resilienza del Friuli. Attraverso le testimonianze di artisti, sportivi, scrittori e studiosi — tra cui Dino Zoff, Manuela Di Centa, Fabio Capello, Paolo Rumiz, Ester Kinsky, Davide Toffolo e Tullio Avoledo — il film restituisce un mosaico emotivo di un momento storico che ha segnato profondamente la comunità. 

Lontano da ogni retorica commemorativa, Orcolat indaga la forza e la solidarietà della ricostruzione, ma anche le contraddizioni e le ombre dei primi interventi di soccorso. Le musiche di Tre Allegri Ragazzi Morti, di Elisa e di Lorenzo Commisso accompagnano un percorso nella memoria profonda del Friuli, dove il sisma del ’76 resta una ferita ancora visibile nel paesaggio e nelle coscienze. 

«Sono cresciuto ascoltando molto spesso racconti su quel grande trauma — racconta il regista — e gradualmente ho iniziato a percepirlo come uno spartiacque collettivo tra un prima e un dopo. Orcolat nasce dal desiderio di raccontare il terremoto del Friuli non come un evento concluso, ma come una presenza ancora attiva, un movimento sotterraneo che continua a interrogare territorio, memoria e identità. La scelta di affidare la narrazione a Bruno Pizzul è stata centrale: la sua voce porta con sé un Friuli arcaico, fatto di misura e silenzi. Orcolat è, in definitiva, un film sull’ascolto: della terra, delle sue fratture visibili e invisibili, e delle storie che continuano a muoversi sotto la superficie del tempo». 

Orcolat è prodotto da Lucio Scarpa e Marco Caberlotto, una produzione Kublai Film con Rai Cinema, con il contributo di Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG e il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia. Il film vede inoltre la collaborazione dell’ARLeF e il patrocinio dell’Associazione dei Comuni terremotati del Friuli e dell’Ente Friuli nel mondo. 

SERATE DI CINEMA MUTO – CAPOLAVORI CENTENARI

Prosegue a Cinemazero il ciclo Serate di Cinema muto, lo storico appuntamento dedicato ai capolavori centenari della settima arte, realizzato in collaborazione con Cineteca del Friuli e le Giornate del Cinema Muto. Un’occasione preziosa per riscoprire sul grande schermo opere fondamentali della storia del cinema, restituite nella loro complessità artistica e filologica. 

Secondo titolo in programma è La madre, film del 1926 diretto da Vsevolod Pudovkin e tratto dal romanzo di Maksim Gor’kij, film che segna simbolicamente l’inizio del realismo socialista nel cinema sovietico. Ambientato nell’Impero russo del 1905, il film racconta il conflitto politico e generazionale tra Michail e Pavel Vlasov, padre e figlio dalle posizioni opposte: Pavel è un giovane socialista attivo nel movimento operaio rivoluzionario, mentre Michail, alcolizzato e violento, aderisce alle Centurie Nere, gruppi nazionalisti e reazionari fedeli allo zar e ingaggiati per reprimere gli scioperi. Dopo la morte di Michail nei disordini e l’arresto di Pavel — tradito involontariamente dalla madre Nilovna — la donna attraversa un intenso percorso di trasformazione che la conduce ad abbracciare gli ideali del figlio. La loro storia culmina nella marcia del Primo Maggio, simbolo di coscienza politica e sacrificio, brutalmente repressa dalle truppe zariste. 

Con La madre, Pudovkin costruisce una sinfonia ritmata di volti, sguardi e traiettorie vitali in cui si condensano passioni, consapevolezze e tensioni emotive. Pur sullo sfondo della Storia e della Rivoluzione, è la dimensione profondamente umana a dominare le immagini del cineasta sovietico: le raffinate capacità tecniche e l’elevata qualità estetica sono poste al servizio del racconto di una coscienza collettiva nella quale le individualità non scompaiono, ma dialogano dialetticamente con l’epica della collettività.