IDFA 2022: Il documentario può essere atto di resistenza civile e memoria attiva?
Di Riccardo Costantini
Ad Amsterdam, durante la 36ª edizione dell’International Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA), il cinema del reale ha mostrato ancora una volta la sua forza nel raccontare l’attualità, nel dare voce a chi lotta per la giustizia, e nel mettere in crisi lo sguardo “omologato” che spesso si ha sulla società. A noi, che abbiamo seguito con partecipazione (e così il sempre numerosissimo pubblico, che ad Amsterdam costituisce un’autentica “comunità” attiva), è parso che sempre di più questi film possano interrogare il presente e trasformarsi – anche con la sola visione – in atti di resistenza civile . Tra i titoli più potenti e significativi e che ci hanno colpito, vi sono documentari che hanno offerto uno sguardo profondo e urgente su conflitti, diritti, memoria e cambiamento. Tra questi The Lost Soul of Syria, un film che è anche un atto d’accusa: attraverso le immagini scioccanti di oltre 27.000 fotografie di civili torturati a morte, fatte uscire clandestinamente dalla Siria dal fotografo disertore noto come Caesar, il documentario racconta la macchina della morte del regime siriano. Colpisce il lavoro dei registi/ricercatori, che hanno seguito il percorso di attivisti, familiari delle vittime e giuristi europei che, contro ogni previsione, sono riusciti a portare in tribunale gli alti ufficiali responsabili. Si tratta di un lavoro incentrato sul concetto di come la memoria attiva, anche con documenti visivi, possa portare alla giustizia, che mostra come il cinema possa essere strumento di verità e resistenza.
In When Spring Came to Bucha, con grande sorpresa e commozione abbiamo potuto scoprire come in Ucraina
la primavera possa sbocciare anche tra le macerie. Dopo l’invasione russa del 2022, le città ucraine di Bucha, Borodyanka e Irpin sono infatti state devastate, ma i registi Mila Teshaieva e Marcus Lenz sono riusciti a raccontare con grazia – ma senza sconti – come subito dopo il ritiro delle truppe, la rinascita dei residenti passi da una volontà incrollabile di ripartire, collettivamente, di essere comunità nonostante la guerra. Senza mostrare direttamente le atrocità, il film lascia che siano i volti, i gesti e le parole a raccontare il trauma. È un documentario che parla di resistenza collettiva, di lutto e di speranza, e che restituisce dignità a chi ha vissuto l’indicibile.

Come da tradizione però IDFA non affronta la società solo tramite documentari di attualità, ma anche con profonde riflessioni su diritti civili e battaglie di lungo corso. Con particolare piacere, fra curiosità, divertimento (per alcuni tratti ironici/provocatori della regia…e di alcuni protagonisti) siamo potuti “entrare” dietro le quinte dello Stedelijk Museum di Amsterdam, con il documentario di Sarah Vos “White Balls on Walls”, che bene racconta l’articolata sfida dell’inclusività nel mondo dell’arte. Fra i dati riportati – e di assoluta attualità – il film denuncia come nel 2019, oltre il 90% delle opere esposte fosse firmato da artisti bianchi e uomini. Il direttore Rein Wolfs , su input specifici e molto determinati di chi sovvenziona pubblicamente il museo, cerca di cambiare rotta, ma il percorso è complesso e pieno di domande: come si ridefinisce il canone artistico? Come si comunica con un pubblico che teme il “politicamente corretto”? Il film diventa un invito a ripensare il linguaggio culturale, a decolonizzare lo sguardo e a rendere l’arte davvero accessibile e rappresentativa. Secondo tradizione, non sono mancati film a tema ambientale, come The oil Machine. Si tratta di un’indagine lucida e inquietante sul nostro rapporto con il petrolio, in cui la regista Emma Davie mostra come questa risorsa sia al centro non solo dell’economia, ma anche della nostra quotidianità e persino dei nostri fondi pensione. Attraverso le voci di attivisti, economisti e dirigenti petroliferi, il documentario esplora le tensioni tra interessi economici e urgenze climatiche, e pone una domanda cruciale, valida a livello planetario: siamo pronti a disintossicarci dal petrolio? Un film che parla del presente e del futuro, e che invita a un cambiamento radicale.
Una segnalazione particolare la merita Invoked, per come lavora con originalità su materiali d’archivio ma attualizzando una riflessione su media e società, su come il rapporto fra questi condizioni politica…e magari il destino – drammatico di un intero paese. Il film è in viaggio nella Serbia post-Tito, durante le prime elezioni libere del 1990. Il film di Luka Papić e Srđa Vučo è un montaggio iperdinamico di talk show, comizi e interviste, che restituisce l’atmosfera surreale e caotica di un momento storico cruciale. Tra candidati improbabili e partiti provocatori, ci si chiede se la storia avrebbe potuto prendere un’altra direzione… Un documentario che riflette sul potere, sulla democrazia e sulle occasioni mancate, con uno stile ironico e pungente.
Ancora una volta IDFA ha confermato, anche in questa edizione 2023, il ruolo del documentario come strumento di consapevolezza e cambiamento. I film selezionati con cura ad Amsterdam dal team capitanato da Orwa Nyrabya non solo raccontano storie, ma interrogano il presente, sfidano il silenzio e costruiscono ponti tra memoria e futuro. In un mondo attraversato da conflitti, crisi ambientali e tensioni sociali, il cinema del reale è più che mai necessario.








