Josef von Sternberg. Vienna, Hollywood, Kyoto, Pordenone
di Lorenzo Codelli
Due belle notizie. Le splendide memorie che Josef von Sternberg aveva pubblicato nel lontano 1966 sono state recentemente riedite in Italia con il titolo Avventure in una lavanderia cinese (Cuepress, Imola, 2025, nuova traduzione di Ludovica Peruzzi, prefazione di Goffredo Fofi, 240 p; la precedente era stata pubblicata nel 2009 dalle Edizioni Lithos a Roma col titolo Follie in una lavanderia cinese). Lo storico francese Jean-Loup Bourget ha dato alle stampe mesi fa un affascinante periplo filosofico intitolato Josef von Sternberg. L’image, le récit, la foi jurée (Classiques Garnier, Parigi, 2026, 260 p).
Nel capitolo scritto dal nostro vieux copain Bourget sulle memorie di Sternberg, apprendiamo parecchie cose: «Dal suo ultimo film [The Saga of Anathan / L’isola della donna perduta, 1953] fino all’uscita delle sue memorie, la transizione è esplicita ma nel contempo sottile. All’inizio del commento di Anathan si trova la frase: “E così entrammo nel labirinto tortuoso e infestato di questa giungla aliena, un mondo bellissimo ma malvagio dal quale molti di noi non sarebbero mai più tornati”. Nel trailer originale del film, Sternberg usa la stessa espressione, riferendosi alla giungla labirintica in cui si svolge la vicenda. Lo storico americano Herman G. Weinberg ci rivela che il titolo originale che Sternberg aveva in mente per le sue memorie era “Guida a un labirinto”. Al momento della pubblicazione preferì il più enigmatico “Divertimento in una lavanderia cinese”. Ce lo spiega all’inizio del libro: il titolo si riferisce a un film Edison. Si tratta senza dubbio di Chinese Laundry Scene, una breve comica slapstick che mostra un cinese inseguito da un poliziotto in un ambiente ristretto. Venne girata nel 1894 —l’anno di nascita di Sternberg— da William K. L. Dickson e William Heise per il Kinetoscope di Edison, ed è facilmente accessibile (in mediocre qualità) su YouTube. Lo si trova anche con il titolo Robetta and Doretto, dal nome dei due attori. La “lavanderia cinese” era forse un eufemismo per indicare una fumeria d’oppio. Secondo Jean Pavans, il titolo di Sternberg era “una bonaria presa in giro di Hollywood”. […] Le memorie ci servono da finestra sulla personalità complessa di Sternberg, un artista tormentato—com’è stato ripetutamente detto— da un orgoglio a volte legittimo, a volte eccessivo, che s’intreccia con un masochismo che lo spinge a cadere, più o meno consapevolmente, in “trappole” che in seguito gli permettono di crogiolarsi nei propri fallimenti».
I 39 secondi di Chinese Laundry Scene, copia a 35mm proveniente dalla Library of Congress di Washington, erano stati proiettati al Cinema Verdi di Pordenone nell’ottobre 1997. Un dato tratto dal database delle Giornate del Cinema Muto: http://legacy.cinetecadelfriuli.org/gcm/ed_precedenti/screenings_db.html .
Questo sterminato database permette altre rivelazioni sternberghiane. All’edizione del 2003 venne proiettato un frammento di The Case of Lena Smith (Romanzo d’amore o Il calvario di Lena Smith, 1929). Così scrive nel database lo scopritore, lo storico nipponico Komatsu Hiroshi: «Tra varie copie su pellicola in nitrato scoperte e acquisite all’inizio di quest’anno, ho identificato un breve frammento del leggendario film perduto. 4 minuti che corrispondono alle inquadrature 36-61 del primo rullo. Poiché l’inquadratura 61 era l’ultima del primo rullo, si può dire che conserva la seconda metà del primo rullo nella sua interezza, senza interruzioni. Il film narra la storia di una contadina che arriva a Vienna. Sedotta da un giovane ufficiale fannullone, rimane incinta e lavora come domestica nella casa dei genitori dell’amante. Il padre, capo dell’Ufficio della Morale Pubblica di Vienna, la licenzia quando scopre che ha un bambino, e il neonato le viene portato via. Per riaverlo, la ragazza riesce a procurarsi del denaro, ma l’amante lo sperpera al gioco e si suicida. Venuto a conoscenza di tutta la vicenda, il padre dell’ufficiale cerca di insabbiarla per salvaguardare l’onore della famiglia. Lena finisce in carcere, ma riesce a fuggire e a riprendersi il bambino. Quindici anni dopo scoppia la guerra. Suo figlio, che ha sedici anni, deve arruolarsi nell’esercito. Le viene portato via di nuovo, stavolta dalla patria. Il frammento del film consiste nella sequenza in cui Lena Smith e la sua amica arrivano dall’Ungheria e si divertono al Prater, il luna park di Vienna. Le immagini abbaglianti di questo breve frammento — una carrellata, una doppia esposizione, alcune figure riflesse nell’acqua increspata (che ricordano una scena del primo film di Sternberg, The Salvation Hunters, 1925) — catturano irresistibilmente il nostro sguardo».
Jean-Loup Bourget osserva: «Nel 2007, l’Österreichisches Filmmuseum di Vienna ha pubblicato un’eccellente monografia su The Case of Lena Smith, una meticolosa “ricostruzione” illustrata del film, modellata sulle opere di Herman G. Weinberg riguardanti i film martoriati di Erich von Stroheim […]. Ne resta solo un frammento di quattro minuti, e l’incredibile riscoperta merita di essere raccontata. Come scrive lui stesso nella pubblicazione viennese, Komatsu Hiroshi ha riportato alla luce questo frammento nel 2003, durante un viaggio in Cina, in un negozio di antiquariato a Dalian, l’ex Port Arthur dell’epoca russa. Pur affermando modestamente che questo tipo di ritrovamento non è insolito, aggiunge a ragione che non è comune ritrovare un frammento di un film muto famoso ma perduto di Sternberg. Una coincidenza poetica vuole anche che tale frammento — pubblicato dal Filmmuseum di Vienna in un supplemento al DVD di The Salvation Hunters [Premio Peter von Bagh 2017 per il migliore DVD al Cinema Ritrovato di Bologna, NdR] — contenga proprio la sequenza al Prater, il luna park viennese che Sternberg descrive dettagliatamente in due pagine delle sue memorie. Vi rievoca il “paradiso infantile” che aveva frequentato assiduamente fino a sette anni, e quell’incantevole ricordo desiderava metterlo in scena nel prologo di Lena Smith. Tra le poche immagini salvate dalla distruzione, ecco le più sorprendenti: l’ipnotizzatore che solleva lentamente in aria una bella addormentata, la fa levitare e le passa un cerchio attorno al corpo. Ma anche la “foresta di palloncini”, e il palloncino che uno degli ufficiali famelici di donne fa scoppiare con le forbici. Un gesto provocatorio e sexy che verrà ripreso nel ballo in maschera di Dishonored (Disonorata, 1931), e all’inizio di The Devil is a Woman (Capriccio spagnolo, 1935). Va ricordato che il Carnevale rappresentato da Sternberg in varie ambientazioni, spagnole, russe, americane di Chicago oppure di New York, è sempre e soprattutto quello viennese. Giustizia poetica, doveva essere proprio un docente giapponese, ammiratore e specialista di Sternberg, a trovare e identificare il frammento di un film che, come ci riferisce lo stesso Komatsu, è stato più apprezzato in Giappone che altrove. Lo paragona giustamente al filone giapponese dei “film sulle madri” (hahamono), e anche alla Blonde Venus (Venere bionda, 1932) di Sternberg e Marlene. Sappiamo che l’interesse e la curiosità di Sternberg per il Giappone erano ricambiati. Lo dimostrano il suo viaggio in Giappone alla fine degli anni Trenta e, naturalmente, The Saga of Anathan».
Il film d’addio fu girato da Sternberg a Kyoto, nei teatri di posa costruiti apposta per le riprese. Presentato alla Mostra di Venezia del 1953 ebbe purtroppo scarso successo. Tra gli adoratori del film vanno annoverati François Truffaut e Jim Morrison, un allievo di Sternberg, docente di cinema all’UCLA nel corso degli anni 50. L’edizione restaurata dalla Kino Lorber nel 2017, con la collaborazione di varie cineteche internazionali, è servita a rendere giustizia al film. La si può ammirare su YouTube. L’illustrazione del presente articolo proviene dai titoli di testa del film.
Il volume viennese dedicato alla ricostruzione di The Case of Lena Smith riporta i giudizi molto elogiativi di recensori dell’epoca quali Dwight Macdonald e Georges Charensol. Va aggiunto che l’esaurientissimo tomo è stato curato, per la collana SYNEMA Publikationen, dagli storici e archivisti austriaci Alexander Horwath e Michael Omasta, veterani delle Giornate pordenonesi alla pari di Komatsu Hiroshi e Jean-Loup Bourget.
Continuando a spulciare nel labirintico quanto lacunoso database delle Giornate del Cinema Muto, siamo in grado di rilevare che Josef von Sternberg è apparso altre diciotto volte tra noi mutofili. Soprattutto in qualità di “influencer” di cineasti americani, danesi, inglesi, tedeschi e cinesi. Un esempio: Li Lili, “la Dietrich di Yu Sun, lo Sternberg cinese”, star di Huoshan Qing Shue, 1932. Inoltre, come giovane apprendista del regista britannico Harold Shaw in Kipps, 1921. O ancora, come rimontatore anonimo dei capolavori del coetaneo asburgico Erich von Stroheim. Last but not least, come autore a tutto tondo di The Docks of New York (I dannati dell’oceano [il database traduce il titolo “I dollari di New York”, sic!], 1929). Un oceanico capolavoro che era stato accompagnato, alla terza edizione delle Giornate, dalla Dutch Youth Film Orchestra diretta dal maestro Berndt Heller.
Strano che altri acclamatissimi capolavori anni Venti di Josef von Sternberg non siano ancora approdati sulle rive del Noncello. Ad esempio, l’epopea gangsteristica che Luis Buñuel aveva collocato, nel 1952, al primo posto dei suoi dieci film preferiti della storia del cinema: La ley del hampa, ovvero Underworld (Le notti di Chicago, 1927). Nel 1977, per Cet obscur objet du désir (Quell’oscuro oggetto del desiderio), il maestro aragonese si sarebbe ispirato allo stesso “caliente” romanzo di Pierre Louÿs che aveva dato origine a Capriccio spagnolo. Josef von Sternberg in æternum docet.


