febbraio 2023

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febbraio 2023

Editoriale:

Se non si va… non si vede “Domani accadrà – Se non si va… non si vede” era il titolo di una storica rubrica del nostro mensile CinemazeroNotizie, ispirato all’omonimo film di Daniele Lucchetti dove veniva recitata la battuta “Se non si va non si vede!”. Ambientato nella Maremma del 1848 ovvero un’epoca dove bisognava fisicamente “andare” in un luogo per vedere cosa vi accadeva la rubrica era nata come...

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Se non si va… non si vede

“Domani accadrà – Se non si va… non si vede” era il titolo di una storica rubrica del nostro mensile CinemazeroNotizie, ispirato all’omonimo film di Daniele Lucchetti dove veniva recitata la battuta “Se non si va non si vede!”.

Ambientato nella Maremma del 1848 ovvero un’epoca dove bisognava fisicamente “andare” in un luogo per vedere cosa vi accadeva la rubrica era nata come un invito alla partecipazione attiva, alla scoperta della ricchezza culturale del territorio. Oggi, dove da un punto di vista tecnico le possibilità della visione a distanza sono sensibilmente aumentate (e di certo aumenteranno ancora nel prossimo futuro) ci si potrebbe chiedere se davvero “esserci”, in presenza, faccia ancora la differenza.

Per quanto riguarda il cinema, e Cinemazero in particolare, sembra proprio di sì. A dirlo è prima di tutto il nostro pubblico che nel mese appena concluso ha voluto letteralmente abbracciare i tanti ospiti che sono venuti a trovarci. Già in quest’atto, quello dell’abbracciare (che si declina in varie forme a seconda del carattere di ogni spettatore: può essere un vero e proprio abbraccio o una semplice stretta di mano, ma anche uno sguardo ed un sorriso) vi è una delle dimensioni caratterizzanti dell’esperienza in sala. Può sembrare un dettaglio di poca importanza ma vedere del vivo il proprio attore/regista preferito, fare una foto insieme, chiedergli un autografo è il momento che rende unica e personale l’esperienza e solo chi è presente dal vivo può sperimentarla.

C’è poi la dimensione partecipativa. Se è vero che essa è insita in ogni visione collettiva è altrettanto vero che viene esaltata in occasione degli incontri con gli autori quando, oltre alle parole degli ospiti si ascoltano necessariamente anche quelle degli altri spettatori. Ciò è spesso un’opportunità unica per riflettere quanto la stessa esperienza – in fondo tutti abbiamo appena visto lo stesso film, nello stesso luogo e nelle medesime condizioni – evochi in ognuno emozioni diverse a volte anche antitetiche. E come ogni individuo, di fronte ad un film, colga alcuni aspetti piuttosto che altri e ne ricavi delle personali deduzioni. Sono di certo questi i momenti più coinvolgenti, perché più veri, e anche i più divertenti, grazie soprattutto alla disponibilità degli ospiti e alla sincerità del nostro pubblico. E anche dal palco si percepisce un’atmosfera unica. Quell’atmosfera che i registi conoscono bene e infatti chiedono sempre di poter assistere, quasi nascosti, ai minuti iniziali e finali e della proiezione per “poter capire come reagisce il pubblico”  e immaginare cosa il loro film sta effettivamente trasmettendo a chi lo guarda.

E c’è, infine, un ulteriore dimensione, quella dell’azione. Spesso gli ospiti vengono avvicinati per una confidenza, per potergli presentare un progetto o raccontare un sogno (“vorrei diventare un attore”, ha confessato un ragazzo l’altro giorno ad un regista “cosa mi consiglia di fare?”) ma anche per regalare un libro, che magari si è letto e si desidera condividere. Qui forse il cinema raggiunge il suo apice perché diventa un’occasione di relazione positiva tra le persone. Nulla che si potrebbe fare dal divano di casa.

Ecco ogni volta che ciascuno di voi sceglie di uscire di casa, di organizzare la sua giornata in funzione della visione di un film (a una certa ora, in un certo luogo, dunque dandovi importanza, decidendo che è quello che vuole fare in quel momento e quindi rinunciando a tutto il resto) si attivano più o meno consapevolmente tutte le dimensioni che abbiamo provato a raccontare. E la magia del cinema può avere inizio.

Se non si va… non si vede

“Domani accadrà – Se non si va… non si vede” era il titolo di una storica rubrica del nostro mensile CinemazeroNotizie, ispirato all’omonimo film di Daniele Lucchetti dove veniva recitata la battuta “Se non si va non si vede!”.

Ambientato nella Maremma del 1848 ovvero un’epoca dove bisognava fisicamente “andare” in un luogo per vedere cosa vi accadeva la rubrica era nata come un invito alla partecipazione attiva, alla scoperta della ricchezza culturale del territorio. Oggi, dove da un punto di vista tecnico le possibilità della visione a distanza sono sensibilmente aumentate (e di certo aumenteranno ancora nel prossimo futuro) ci si potrebbe chiedere se davvero “esserci”, in presenza, faccia ancora la differenza.

Per quanto riguarda il cinema, e Cinemazero in particolare, sembra proprio di sì. A dirlo è prima di tutto il nostro pubblico che nel mese appena concluso ha voluto letteralmente abbracciare i tanti ospiti che sono venuti a trovarci. Già in quest’atto, quello dell’abbracciare (che si declina in varie forme a seconda del carattere di ogni spettatore: può essere un vero e proprio abbraccio o una semplice stretta di mano, ma anche uno sguardo ed un sorriso) vi è una delle dimensioni caratterizzanti dell’esperienza in sala. Può sembrare un dettaglio di poca importanza ma vedere del vivo il proprio attore/regista preferito, fare una foto insieme, chiedergli un autografo è il momento che rende unica e personale l’esperienza e solo chi è presente dal vivo può sperimentarla.

C’è poi la dimensione partecipativa. Se è vero che essa è insita in ogni visione collettiva è altrettanto vero che viene esaltata in occasione degli incontri con gli autori quando, oltre alle parole degli ospiti si ascoltano necessariamente anche quelle degli altri spettatori. Ciò è spesso un’opportunità unica per riflettere quanto la stessa esperienza – in fondo tutti abbiamo appena visto lo stesso film, nello stesso luogo e nelle medesime condizioni – evochi in ognuno emozioni diverse a volte anche antitetiche. E come ogni individuo, di fronte ad un film, colga alcuni aspetti piuttosto che altri e ne ricavi delle personali deduzioni. Sono di certo questi i momenti più coinvolgenti, perché più veri, e anche i più divertenti, grazie soprattutto alla disponibilità degli ospiti e alla sincerità del nostro pubblico. E anche dal palco si percepisce un’atmosfera unica. Quell’atmosfera che i registi conoscono bene e infatti chiedono sempre di poter assistere, quasi nascosti, ai minuti iniziali e finali e della proiezione per “poter capire come reagisce il pubblico”  e immaginare cosa il loro film sta effettivamente trasmettendo a chi lo guarda.

E c’è, infine, un ulteriore dimensione, quella dell’azione. Spesso gli ospiti vengono avvicinati per una confidenza, per potergli presentare un progetto o raccontare un sogno (“vorrei diventare un attore”, ha confessato un ragazzo l’altro giorno ad un regista “cosa mi consiglia di fare?”) ma anche per regalare un libro, che magari si è letto e si desidera condividere. Qui forse il cinema raggiunge il suo apice perché diventa un’occasione di relazione positiva tra le persone. Nulla che si potrebbe fare dal divano di casa.

Ecco ogni volta che ciascuno di voi sceglie di uscire di casa, di organizzare la sua giornata in funzione della visione di un film (a una certa ora, in un certo luogo, dunque dandovi importanza, decidendo che è quello che vuole fare in quel momento e quindi rinunciando a tutto il resto) si attivano più o meno consapevolmente tutte le dimensioni che abbiamo provato a raccontare. E la magia del cinema può avere inizio.

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