Once Upon a Time in Sedico / Nekoč v Gorici
Di Lorenzo Codelli
Altro che “opera prima”! Le città di pianura di Francesco Sossai fa parte di un universo organico già emerso anni fa e tuttora in progress. Acclamato nel maggio scorso al Certain Regard del Festival di Cannes come non si ricordava per un film italiano, in quella sezione, dai lontani trionfi delle sei ore de La meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana.
Se ne comprenderanno il perché e il per come tramite un paio di flashback sugli “avi” del trentasettenne cineasta feltrino.
“Lo sa che il Veneto è uno dei paesi con il maggior tasso alcolico?“, chiede Scarabello (Gustavo D’Arpe) a Giacinto Castellan (Gigi Ballista), scorgendo dalla macchina in corsa un ubriacone beatamente sdraiato per strada. E qui siamo appena ai cin cin iniziali dell’inebriante capolavoro con il quale il genovese Pietro Germi ha immortalato for ever, in cadenze venete, la terra di Carlo Goldoni, subito dopo aver immortalato, in cadenze mastroianniche, quella di Luigi Pirandello. Signore & Signori, sissignori, Francesco Sossai lo ha coscientemente aggiornato con Le città di pianura per i tempi beoti delle vacche meloniane.
All’altro suo “avo”, il mio carissimo amico padovano Carlo Mazzacurati, Sossai dedica il sarcastico prologo de Le città di pianura. Affida infatti il ruolo del Cavalier Fadiga (sic), che sbarca dall’elicottero per premiare il suo fedele operaio Sossai, nientemeno che a Roberto Citran. Ovvero all’icona stabile delle stupende satire agrovenete dirette da Carlo Mazzacurati, oltre che il suo commilitone di emigrazione da Padova a Roma. Sonda le radici profonde della sua odissea, interrotta ahimé troppo presto, lo storico veneto Gian Piero Brunetta nel suo nuovo opus magnum intitolato Veneto capitale del cinema e della visione. Dal cannocchiale di Galileo al cinema di Mazzacurati (Ronzani Editore, Vicenza). Tre ulteriori flashback, attraversando via via le pianure pedemontane tanto care a Francesco Sossai. Due film girati attorno a Sedico, nel bellunese, e uno a Gorizia, nella bisiacaria.
Altri cannibali (2021), un semi- horror che evoca Nel corso del tempo di Wim Wenders per la disperazione esistenziale che attanaglia tutti quanti i personaggi, anche quelli minimi che la macchina da presa inquadra per un attimo in osterie e stazioni. Fausto (Walter Giroldini), un metalmeccanico con i “lunghi capelli della morte” stile Antonio Margheriti, il quale sogna di diventare uno zombie, se già non lo è. Incontra Ivan (Diego Pagotto), un dottorando in filosofia dell’ateneo patavino. In una scena notturna attorno ad un bivacco, i due compari nell’ombra sembrano James Stewart e John Wayne in un western di John Ford. Ritroviamo la stessa intensità di rapporti umani, non detti né dicibili, a malapena intuibili, che Ermanno Olmi aveva plasmato fin dal suo primo capolavoro, Il tempo si è fermato.
Olmi filmava da sè le proprie creature disperse tra monti e vallate. Sossai si affida all’obiettivo di Giulia Schelhas, la bravissima cinematographer italo-berlinese che utilizza olmianamente sia la pellicola a 16mm che il bianco e nero. Il lungometraggio, mal distribuito in Italia dalla Vivo Film, è stato prodotto dalla Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino, l’accademia in cui Sossai ha conseguito il diploma in regia. Da ciò deriva uno straniamento brechtiano che aggiunge un ulteriore livello al suo onnivoro “cannibalismo” multiculturale.
“Che facce da mostri, simili ai miei!“, affermerebbe Dino Risi se vedesse i film di Sossai, posso garantirlo. Questa dote si nota nuovamente nel cortometraggio II compleanno di Enrico (2023). Lucio (Denis Fasolo) porta il figlio Francesco (Nicola Cannarella) al compleanno di un amico in una casa perduta nei boschi. Illuminazioni iperrealiste, clima stile Edgar Allan Poe. Una vecchia mummia seduta lí in poltrona sarà ancora viva oppure no? L’ambientazione della vicenda negli ultimi giorni del 1999 si basa sui ricordi e le paure dell’autore riguardo al “Millennium Bug”. Un’altra produzione germanica per Sossai. Molto ben accolta alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Sossai riduce all’osso il montaggio dei suoi film, cioè li conclude ben prima che ci annoiamo, noi spettatori, idem i suoi ebbri protagonisti. Lo rifà nei 7 minuti 7 di In the Clouds of Memory. Girato, credo, in una mezza giornata attraversando, non certo a caso, strade, piazze, cinematografi abbandonati, castelli, cimiteri di Gorizia. La voce off di Atsushi Hirai in giapponese non sottotitolata è una trovata geniale.
Non sapremo mai che cosa dica esattamente, eppure capiamo tutto. Il personaggio centrale (Marco Zuin, un altro mostriciattolo) va in cerca di qualcosa di misterioso qua e là. Entra in un laboratorio col nome “Silvan Furlan” sulla porta. Un colpo al cuore per chi, come me, aveva ben conosciuto fin dagli anni ’60 lo storico e cinetecario nativo di Postumia. In ricordo del quale il Comune di Nova Gorica ha dedicato una piazza e un cinema estivo. Sapete se esistono toponomastiche comparabili nello smemorato FVG? Il protagonista del corto esce portando in borsa una bobina tratta dal film che ha visionato in moviola. Il primo piano straordinario di una diva del muto. Dai rapidissimi titoli di coda apprenderemo che si trattava di Nora Gregor, l’attrice di origine goriziana tanto cara a Silvan Furlan, così come a Jacques Feyder e Jean Renoir. Il frammento è estratto da Michael, il capolavoro queer che Carl Theodor Dreyer aveva osato girare in Germania nel 1924. Questo fulminantissimo corto di Sossai ha la purezza espressiva di Tokyo-Ga, il documentario made in Japan by Wim Wenders. La sua visita finale alla tomba di Carlo Michelstaedter – Michael & Michelstadter!! -rima con quella commossa del globetrotter tedesco al sepolcro di Ozu Yasujirō. In the Clouds of Memory costituisce la prima pala dell’imperdibile quintetto Nostro cine quotidiano / Naš vsakadanji kino, prodotto dai nostri amici di Kinoatelje a Gorizia e Nova Gorica. Per festeggiare sia la Capitale Culturale Europea 2025 che la riedizione dell’omonimo volume pubblicato dal noto cinéphile goriziano Sandro Scandolara nel 2001. Gli altri episodi: Niente si sa – Due passeggiate a Gorizia di Laura Samani; Bambi by the River di Ester Ivakič; Liebestraum di Jan Devetak; Nessuno ci crederà di Otto Lazić-Reuschel.



