Pordenone Docs Fest 2026
Sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, al via dal 25 al 29 marzo a Cinemazero la XIX edizione di Pordenone Docs Fest – Le voci del Documentario, confermandosi punto di riferimento internazionale per il festival del documentario. Il programma di quest’anno, sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Pordenone e dalla Fondazione Friuli, con il supporto di CGN Servizi e ITACA Cooperativa Sociale, si articola in cinque giornate di intensa attività culturale che comprendono cinquantaquattro titoli complessivi, 24 anteprime nazionali per un totale di 33 paesi rappresentati e una fitta rete di incontri con registi, registe e protagonisti e protagoniste provenienti da ogni continente, oltre a laboratori didattici per ogni fascia d’età e le quotidiane sessioni di musica dal vivo degli AperiDocs.
Il prestigio internazionale della manifestazione trova conferma in una giuria d’eccellenza composta da Nikolaus Geyrhalter, tra i massimi esponenti del documentario contemporaneo e autore premiato per la sua rigorosa analisi delle contraddizioni della modernità, dalla scrittrice e traduttrice Esther Kinsky, la cui opera Di luce e polvere riflette sull’essenza della visione in sala, e dal regista Igor Bezinović, reduce dai successi agli European Film Awards 2026 con il suo Fiume o morte!. Entrambi i registi saranno protagonisti di attese masterclass: Bezinović approfondirà il suo metodo di costruzione del reale e il lavoro con attori e attrici non professioniste dopo la proiezione della sua ultima opera, mentre Geyrhalter condividerà la sua visione autoriale a seguito di un omaggio speciale che include capolavori come Homo Sapiens, Our Daily Bread e Donauspital.
L’edizione 2026 nasce dalla necessità di rispondere criticamente alla sovrabbondanza visiva del nostro tempo, una condizione che rischia di trasformare il dolore altrui in un distratto rumore di fondo. Il festival rivendica, dunque, uno spazio per la complessità, restituendo al pubblico il tempo necessario per una visione consapevole. Questo impegno si riflette nell’evento di apertura A Fox Under a Pink Moon, realizzato in collaborazione con Voce Donna e Carta di Pordenone, che porta in sala la vicenda dell’artista afghana Soraya – che sarà presente in sala in compagnia del regista Mehrdad Oskouei.
In fuga dall’Afghanistan e poi dall’Iran, la giovane protagonista affida allo smartphone il suo dramma e all’arte la sua anima. Un autoritratto in cui il grido entusiasmante di un’artista sfida i confini e l’oscurità. La riflessione prosegue con l’anteprima di The Longer You Bleed, un’analisi sull’anestesia delle coscienze nell’era dello scrolling infinito, dove anche la guerra diventa spettacolo. Tra schermi e traumi, infatti, un gruppo di giovanissimi ucraini si confronta su come l’orrore possa essere raccontato nell’era dei social.
Impegno nel raccontare il nostro Tempo che ritorna anche nella consegna del premio Images of Courage, in collaborazione con L’Ordine dei Giornalisti Nazionale e Associazione Il Capitello, alla regista Daya Cahen e all’attivista uigura Kalbinur Sidik, testimone della repressione nello Xinjiang documentata in Eyes of the Machine, che sarà proiettato in anteprima durante la serata. Un film documentario che porta sullo schermo i campi di rieducazione cinesi in cui torture e abusi sono all’ordine del giorno.
Il festival dedica quest’anno un’attenzione senza precedenti alla memoria storica attraverso due ampie retrospettive. La prima, curata da Federico Rossin, è ¡No pasarán! Ripensare la guerra civile spagnola, novant’anni dopo. A quasi un secolo dall’evento che insanguinò la Spagna, il festival sceglie di mostrare non le opere di propaganda dell’epoca, ma quelle girate nel periodo finale della dittatura e durante la “Transizione”, quando il paese iniziò a rielaborare criticamente il trauma per ricostruire la coscienza civile. La seconda retrospettiva, curata da Alessandro Del Re, è Sarajevo, l’assedio: 1992-1996, che commemora il trentesimo anniversario della fine del più lungo assedio del Novecento. Attraverso le riflessioni di cineasti come Johan van der Keuken, Jean-Luc Godard, Jasmila Žbanić e Paweł Pawlikowski, il percorso dimostra come la vera immagine di Sarajevo sia stata la vita che resiste contro il logoramento nazionalista. I Balcani restano protagonisti anche con l’attesa anteprima cinematografica di Sarajevo Safari di Miran Zupanič, ospite del festival, con The Beauty of the Donkey di Dea Gjinovci, presente in sala per raccontare il ritorno in un Kosovo dimenticato, e con l’anteprima nazionale di Peacemaker di Ivan Ramljak, dedicato all’eroe del dialogo Josip Reihl Kir. Inoltre, non mancheranno due concerti esclusivi: A R B Ë R E S H Ë, artista indie-folk contemporanea con base a Pristina, che esplora i canti popolari albanesi come materia viva plasmata dalla percezione personale e dalla memoria ancestrale, e Kosovo Wedding Band, per entrare nelle tradizioni popolari del Kosovo.
Novità di quest’anno è la nascita della collana editoriale Guardare il Reale, dedicata ai grandi capolavori del cinema documentario. Il primo volume celebra il centenario di Moana di Robert Flaherty — film che nel 1926 ispirò la definizione stessa di “documentario” — che verrà proiettato nella versione sonora per offrire una riflessione attuale su antropologia e colonialismo visuale. Grazie alla collaborazione con la piattaforma CGTV, i volumi della collana permetteranno di approfondire la visione anche in streaming attraverso contenuti digitali esclusivi. A questo si aggiunge anche lo special omaggio a Robert Capa e Gerda Taro con la mostra fotografica La fotografia, l’amore, la guerra, un tributo emozionante a due protagonisti assoluti del fotogiornalismo del Novecento che, con sguardo coraggioso e innovativo sulla guerra civile spagnola, seppero unire impegno, intuizione visiva e straordinaria capacità narrativa.
Accanto alle proiezioni, il festival rafforza ulteriormente la propria vocazione formativa e partecipativa. In programma anche laboratori dedicati al pubblico più giovane presso la Mediateca Cinemazero, pensati per avvicinare nuove generazioni ai linguaggi dell’audiovisivo e alla cultura del documentario. Tra gli appuntamenti anche GameZero, con un caso studio particolarmente singolare: Horses, il videogioco ispirato a Salò di Pier Paolo Pasolini che ha suscitato un acceso dibattito internazionale tra visioni surreali e il ban dalla piattaforma Steam. Definito da Wired come il videogioco più controverso dell’anno, Horses scuote il settore con uno stile crudo e provocatorio, interrogando i confini della libertà d’espressione e della censura nell’industria videoludica contemporanea.
Cresce inoltre la sezione Industry, con incontri e momenti di confronto dedicati ai professionisti e alle professioniste del settore. Tra questi, la tavola rotonda Nuove prospettive – Costruire un ecosistema condiviso per la circuitazione del documentario, che sarà anche l’occasione per presentare una nuova piattaforma promossa da Pordenone Docs Fest. A partire dalle riflessioni sviluppate nella sezione industry del festival, operatori e operatrici del settore si confronteranno su un progetto pensato per facilitare la distribuzione e la circuitazione dei documentari indipendenti attraverso uno strumento innovativo capace di valorizzare le competenze esistenti e promuovere connessioni più efficaci tra produzione, distribuzione ed esercizio.
Particolarmente significativo, soprattutto in vista di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, sarà inoltre il panel Città aperta: tavola rotonda per spazi culturali sicuri, inclusivi e accessibili. Un incontro aperto alle realtà culturali, associative e alla cittadinanza per immaginare insieme una città in cui tutte le persone possano sentirsi davvero benvenute e al sicuro. Pordenone Docs Fest e Cinemazero pongono così il primo tassello del progetto “Città Aperte”, un momento di dialogo che riunisce voci provenienti dal mondo della cultura, del giornalismo, dell’attivismo, della tecnologia e dell’industria audiovisiva per lavorare alla definizione di un Manifesto degli spazi culturali sicuri, inclusivi e accessibili, uno strumento pensato non solo per il festival ma per l’intero ecosistema culturale cittadino.