Tina Modotti a Perugia

Dal 19 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 Cinemazero porta a Perugia, negli spazi di Palazzo della Penna – Centro per le Arti Contemporanee, la grande mostra monografica “Tina Modotti. L’opera”, uno dei progetti espositivi più completi e articolati mai dedicati in Italia alla fotografa friulana, con alcune foto inedite, frutto delle recenti ricerche del curatore Riccardo Costantini in Messico e Stati Uniti. L’esposizione è realizzata dal Comune di Perugia in collaborazione con Cinemazero e CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

“Tina Modotti continua a sorprendere, nel nostro lavoro di mappatura mondiale continuiamo a incontrare scatti non noti, che attestano la grande ricchezza della sua produzione, a torto derubricata come ridotta a poche centinaia di foto – dichiara Riccardo Costantini, responsabile degli Archivi di Cinemazero. – “Dopo i successi di Palazzo Roverella a Rovigo e CAMERA a Torino, le opere tornano ancora una volta al pubblico. Siamo sempre disponibili e pronti a restituire e a offrire questi scatti straordinari, con l’auspicio, chissà, di poterli riportare anche in Friuli, la sua terra d’origine, magari collaborando all’idea di un museo permanente a Udine, idea che sosteniamo da sempre».

La mostra rappresenta così una nuova e significativa tappa del lungo lavoro di ricerca, conservazione e valorizzazione portato avanti da Cinemazero, che da anni custodisce e promuove l’opera fotografica di Tina Modotti, rendendola accessibile a un pubblico sempre più ampio e consapevole.

Tina Modotti. L’opera, infatti, nasce da uno straordinario progetto di studio , condotto nel tempo da Cinemazero anche con Gianni Pignat e Piero Colussi, sviluppato nell’arco di decenni, fatto di viaggi, contatti e scoperte tra Europa, Russia, Stati Uniti e Messico, seguendo la vita errante dell’artista. Il percorso espositivo approda a Perugia come esito di un lavoro densissimo, arricchito anche da alcuni scatti inediti, frutto delle più recenti ricerche, offrendo ai visitatori e alle visitatrici un’esperienza unica, emozionante e scientificamente rigorosa.

In esposizione oltre 200 immagini, insieme a documenti rari, materiali video e audio, oggetti personali e la macchina fotografica utilizzata da Modotti, oltre alla celebre borsa da viaggio “istoriata”, gioielli della “Collezione Pignat”. Un corpus eccezionale che fa della mostra di Palazzo della Penna il ritratto più completo mai presentato in Italia di quella che è stata definita “la più famosa artista sconosciuta del XX secolo”.

Il percorso ripercorre l’evoluzione artistica di Modotti: dalle prime esperienze hollywoodiane nel cinema muto e l’incontro con Edward Weston, fino alla piena maturità raggiunta in Messico, dove sviluppa il suo linguaggio rigoroso fatto di “fotografie oneste”, libere da virtuosismi e profondamente legate alla realtà sociale. Le sue immagini raccontano il lavoro, la dignità delle persone, la condizione femminile, le contraddizioni del progresso e il fervore politico di un’epoca attraversata da grandi trasformazioni.

Tra i nuclei più significativi spiccano le fotografie dedicate alle donne di Tehuantepec (1929), immagini di straordinaria forza e attualità, che restituiscono la dignità e il ruolo centrale delle donne nella società, tema che attraversa l’intera mostra fin dall’immagine-manifesto.

Una sezione speciale ricostruisce la prima e unica mostra personale realizzata da Tina Modotti nel 1929, proponendo una suggestiva “mostra nella mostra”, accompagnata da rare musiche d’epoca, in un atto di profondo rispetto filologico ed emotivo.

Più che una retrospettiva, il progetto promosso da Cinemazero è un percorso documentale e sensoriale, arricchito da materiali inediti, riviste e ritagli di quotidiani. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore.

Cinemazero: capitale culturale che cresce!

Un 2025 caratterizzato da nuove progettualità e importanti investimenti quello di Cinemazero che ha ampliato e rinnovato i suoi spazi caratterizzando sempre di più in chiave innovativa ed internazionale il suo modello di impresa culturale. 

Un modello vincente, come testimoniano i numeri che raccontano, prima ancora delle parole, la dimensione raggiunta da un progetto culturale che oggi, grazie a 4 poli (la sala, la nuova Mediateca, spazioZero e l’archivio) costituisce un riferimento per un territorio e una comunità molto ampia. Sono oltre 150.000 gli spettatori che complessivamente hanno preso parte alle attività organizzate da Cinemazero nel corso dell’anno, 100.000 gli ingressi (a pagamento)registrati nel multisala, di cui più di terze legate a formule di abbonamento, a testimonianza del grande rapporto di fidelizzazione instaurato con il pubblico. Oltre 9mila i biglietti agevolati staccati grazie ai progetti speciali rivolti alle fasce più fragili – come la CartArgento e la CinemazeroYoungCard – a conferma della concretezza dell’impegno per l’inclusione. Quasi 3.800 gli spettacoli realizzati, oltre 300 film diversi in cartellone e più di 70 ospiti (tra cui Ferzan Özpetek, Pilar Fogliati, Silvio Soldini, Sonia Bergamasco, Valerio Mastandrea, Francesca Mannocchi, Luca Zingaretti, Mario Martone, Gabriele Salvatores, Ludovica Rampoldi e Mimmo Calopresti, solo per citarne alcuni!). Numeri che restituiscono l’immagine di una comunità ampia, fidelizzata e partecipe, e che confermano Cinemazero come uno dei principali poli culturali del Paese. 

Ma la dimensione quantitativa dell’attività da solo non rende l’unicità di un progetto culturale di ampio respiro che punta a crescere ancora. Quattro le “parole chiave” che hanno caratterizzato il percorso di quest’anno.    

La prima è senza dubbio Capitale traguardo di un lungo percorso che ha visto Cinemazero protagonista di un lungo percorso iniziato con la costruzione del dossier di candidatura e che rappresenta non un punto di arrivo, ma la naturale evoluzione di una storia già da tempo vede Pordenone capitale del documentario, con Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario, del cinema muto (grazie a Le giornate del Cinema Muto) e della memoria cinematografica con l’attività dell’archivio e della Mediateca. Un capitale esso stesso dal valore inestimabile, costruito attraverso il lavoro, la visione e l’insieme di competenze, professionalità e relazioni su cui l’Associazione ha convintamente investito per rendere la cultura concreta e condivisa. 

Il Coraggio è l’altra parola che caratterizza il bilancio 2025. Il coraggio di mantenere un approccio sempre innovativo, di continuare a sperimentare linguaggi e formati, di rischiare scelte artistiche e culturali non scontate. Un coraggio riconosciuto dalla vittoria del Premio Carlo Lizzani ricevuto alla Mostra del Cinema di Venezia. Un coraggio che significa soprattutto etica e responsabilità nelle scelte quotidiane e di programmazione per tenere insieme ricerca, qualità e accessibilità, senza mai rinunciare a una visione contemporanea del cinema e del suo ruolo nella società. 

Il 2025 è stato l’anno nel quale si è affermata con forza la dimensione sempre più internazionale, ormai strutturale, dell’attività di Cinemazero. Il Pordenone Docs Fest ha rafforzato i propri legami con festival, istituzioni e archivi europei, da Oporto a Salonicco, ampliando anche il dialogo con contesti extraeuropei. Gli archivi di Cinemazero hanno continuato a viaggiare, così come i grandi progetti espositivi dedicati a Tina Modotti e Pier Paolo Pasolini, frutto di ricerche sviluppate tra Messico e Stati Uniti. Anche la programmazione cinematografica ha mantenuto una forte apertura al cinema del mondo, consolidando il ruolo di Cinemazero come punto di riferimento nel circuito Europa Cinemas. 

Il 2025 è stato anche l’anno della partecipazione, intesa come creazione di nuove opportunità di condivisione delle attività in una dimensione sociale oltrechè culturale che anima un hub culturale aperto e inclusivo. Da luglio 2025 a oggi, la nuova MEDIA:TECA ha registrato oltre 12.000 ingressi, con la sala Blu costantemente prenotata e una risposta straordinaria alle progettualità attivate, da “A scatola chiusa” a CineART, da Mediacreativa fino ai nuovi percorsi dedicati al gaming in partenza da gennaio. La Mediateca si è affermata come luogo esperienziale e di permanenza, non più solo di consultazione, diventando uno dei principali investimenti strategici dell’anno. Un luogo innovativo dove poter “crescere”, perché partecipazione significa anche didattica e formazione. E il 2025 ha segnato, anche da questo punto di vista, un risultato senza precedenti: nell’anno scolastico 2024/2025 sono state realizzate 850 ore di attività nelle classi, con 7.700 studenti coinvolti in 59 matinée al cinema, oltre allo sviluppo di tre progetti nazionali in risposta al Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola. Il nuovo anno scolastico si aprirà con altri tre progetti nazionali, tra cui “In scena la realtà”, che porterà Cinemazero in 110 classi con altrettanti percorsi didattici. 

Con la stessa filosofia quest’anno è stata avviata la gestione di spazioZero il nuovo spazio polifunzionale antistante la sala, luogo di socialità e relazione che, in pochi mesi, ha già dato prova delle sue grandi potenzialità nel valorizzare la dimensione sociale e aggregativa della sala cinematografica.  Più di 80 eventi pubblici in cartellone, tra mostre fotografiche, concerti, presentazione di libri, convegni e incontri, che hanno coinvolto moltissime realtà del territorio in collaborazione con Cinemazero. 

In questo quadro, Cinemazero si conferma come una vera impresa culturale, capace di tenere insieme visione artistica, sostenibilità economica e responsabilità pubblica. Un soggetto che produce cultura, lavoro e professionalità, che agisce a livello locale con una statura nazionale e internazionale, e che nel 2025 ha dimostrato come la cultura possa essere davvero un capitale vivo, generativo e condiviso. 

Netflix divora Warner

di Lorenzo Codelli

In un megamarket della Malesia ho visto in vendita degli scatoloni di prodotti Made in Korea. Contenevano delle buste giganti di popcorn by Netflix. Dal retro di ciascuna confezione Netflix ci pone, in caratteri cubitali bianco su nero, un interrogativo lancinante che equivale a un ultimatum : « Are you still Watching ? » (« Stai ancora guardando ? »).  Interrogando tutti quanti noi, striliardi di fedeli abbonati, che ogni giorno, devoti, frequentiamo la santa Netflix-messa casalinga, abbuffandoci con quintali di popcorn benedetti e tonnellate di prodotti audiovisivi, benedetti & maledetti.

          Che interrogativo ansioso, disperato, autoriflessivo! Con echi ancor più sinistri ora che sappiamo come l’omnipotens Ciclope Netflix abbia divorato l’eroico Enea Warner.

        Gli storicissimi studios Warner Bros. coprono tuttora un’intera collina tra Hollywood e la San Fernando Valley. Lassù l’immortale Clint Eastwood ha diretto, prodotto, interpretato — calmo e tranquillo, anzi incoraggiato, fino ad oggi — gran parte dei suoi capolavori.

            La Warner Features Company era stata fondata nel lontano 1910 a New Castle, in Pennsylania, dal filmmaker Sam Warner e dai suoi fratelli business partners Harry, Albert e Jack (1). Dagli albori del cinema muto fino ad oggi i fratelli Warner e i loro eredi hanno lasciato un segno indelebile nello spettacolo e nella cultura mondiali. Contrariamente alle altre major hollywoodiane traslate, ahinoi, in mani nipponiche, cinesi, australiane o trumpiane, la Warner Bros è sempre rimasta fedelissima alle proprie origini. Ponendo cioé al primo posto, assieme al business e ai profitti economici, la qualità artistica associata a un deciso impegno democratico.

          Basta citare due esempi recenti. L’esilarante pingpong comedy Marty Supreme di Josh Safdie e il capolavoro assoluto di Paul Thomas Anderson Una battaglia dopo l’altra. Gli Oscar che ci auguriamo pioveranno abbondanti su queste due opere ci faranno rimpiangere amaramente for ever la WB. Tra le produzioni più autocoscienti del proprio impatto dirompente nell’evoluzione/involuzione di Hollywood della WB, citiamo Che fine ha fatto Baby Jane? Ilcapolavoro diretto nel 1962 da Robert Aldrich per l’interpretazione di due divine dell’epoca d’oro della Warner che fu, Jane Crawford & Bette Davis.

         Riconosciamo a Netflix di aver avuto un forte impatto socioculturale a livello internazionale in 19 anni di vita (2). Ricordiamo i numerosi premi Oscar, il Leone d’oro conquistato alla Mostra di Venezia, il costosissimo restauro del film postumo di Orson Welles The Other Side of the Wind (1970-2018), i milioni di dollari versati per sostenere le molteplici attività della benemerita Cinémathèque Française di Parigi. Eccetera, eccetera.

         Tra i tanti recenti, e ottimi, documentari ammirati su Netflix cito il godibilissimissimo The New Yorker at 100 (dicembre 2025), diretto dal regista Marshall Curry in stato di grazia. Impossibile citare tutti gli altri buoni, brutti e cattivi, film, miniserie, maxiserie, di fiction e non fiction, sfornati a getto continuo dall’inarrestabile, prolificissima Netflix.

         In seguito all’acquisizione da parte di Netflix della Warner Bros, molti insider dell’industria del cinema si stanno chiedendo: « Quante sale cinematografiche resisteranno all’Apocalypse Netflix? Per quanto tempo? Con quali mezzi? Con quali obiettivi? Addio ai 130 anni passati in sala? »

         Nell’angolo in basso a destra del poster per l’uscita in sala dell’action hit bollywoodiano Dhurandhar – la prima parte è stata distribuita massicciamente in Asia il 5 dicembre, mentre la seconda è annunciata per il 5 marzo 2026 —, risulta ben visibile la scritta: « Netflix Home Screen Entertainment ».

           « Are you still Watching? At home or at the movies? / Stai ancora guardando? A casa o al cinema? »