ANIMIAMOCI!

Piccoli registi crescono: tra il 19 giugno e il 14 luglio, nella Mediateca di Cinemazero, i bambini scoprono tutti i segreti della settima arte!

 

Piccoli cineasti crescono: per la prima volta Cinemazero propone Animiamoci!, un punto verde molto particolare per i bambini dai 6 agli 11 anni, che impareranno tutti i segreti della settima arte. Tra il 19 giugno e il 14 luglio, per quattro settimane, dal lunedì al venerdì mattina, dalle 8:30 alle 13, i giovanissimi aspiranti registi seguiranno un originale programma di laboratori, tenuti da esperti di didattica del cinema e dell’audiovisivo e da formatori di Cinemazero riconosciuti dal Piano nazionale cinema e immagini per la scuola. Una proposta unica, che unisce l’apprendimento al divertimento assicurato, in un percorso che porterà i più piccoli a liberare la loro creatività, giocando con le immagini fisse e in movimento, sperimentando tecniche di ripresa, animazione e disegno. 

I laboratori si terranno presso la Mediateca di Cinemazero, in Palazzo Badini. La prima settimana, dal 19 al 23 giugno, i piccoli cinefili creeranno una rivista molto speciale, tra immagini fisse e cinema. Dal 26 al 30 giugno, sperimenteranno diverse tecniche di animazione per creare fantastiche avventure, in un percorso dal pre-cinema all’animatic. La terza settimana, dal 3 al 7 luglio, sarà dedicata alla creazione di un vero e proprio cortometraggio di animazione. Dal 10 al 14 luglio, i laboratori si concluderanno con il disegno del film, in collaborazione con il Piccolo Festival dell’Animazione: l’immaginazione dei bambini si rifletterà nella creazione di uno storyboard. 

Non mancheranno visite guidate alla scoperta dei segreti di Cinemazero, come gli archivi di fotografie, pellicole e la magia senza tempo della cabina di proiezione al cinema. 

CANNES 2023

Di Marco Fortunato

Quella del 2023 verrà ricordata senza dubbio come un’ottima edizione del Festival di Cannes soprattutto per la qualità dei film, e non solo quelli in selezione ufficiale. Se è vero che in una proposta così ampia (in dieci giorni di kermesse vengono proiettati diverse centinaia di film) alti e bassi sono “fisiologici” possiamo dire che quest’anno i film che potremmo definire “brutti” (o più prosaicamente “non all’altezza del contesto di una tra le più importanti vetrine del cinema a livello mondiale”) sono stati davvero pochi.

Il massimo riconoscimento – la Palma d’Oro – è stato assegnato dalla giuria capitanata dallo svedese Ruben Östlund (che vinse lo scorso anno con Triangle of sadness) a Anatomie d’une chute, intrigante thriller psicologico di Justine Triet, che ha fatto parlare di sé anche per il discorso di ringraziamento, durante il quale si è pesantemente scagliata contro il governo francese la sua riforma delle pensioni. Grand Prix per The Zone of Interest di Jonathan Glazer, girato ad Auschwitz e liberamente ispirato ai fatti, realmente accaduti, raccontati nel romanzo omonimo di Martin Amis, autore inglese morto contemporaneamente alla presentazione del film sulla Croisette.

Premio della giuria a Les Feuilles Mortes di Aki Kaurismaki, che ha conquistato pubblico e critica per la sua capacità di raccontare con incredibile realismo ed autenticità la tragicomica storia d’amore tra due proletari di Helsinki.  Un uomo e una donna, lei, dipendente di un supermercato viene licenziata perché si porta a casa la merce scaduta invece di buttarla, lui metalmeccanico, che ha perso il lavoro a causa del suo alcolismo. Un incontro di due solitudini, la cui unione, forse potrebbe portare all’amore e dunque alla felicità. Il cineasta finlandese – alla sua quinta esperienza a Cannes – dirige un racconto minimalista, dove tutto è essenziale, schivando ogni forma di retorica o pietismo lasciando la scena agli uomini e ai loro sentimenti nella forma più pura. Come avete intuito sarebbe stata la “nostra” Palma d’Oro.

Un altro film che ci ha colpito – e di cui si è indubbiamente parlato moltissimo (lo avevamo fatto anche noi su questa pagine nel 2021 https://notizie.cinemazero.it/martin-scorsese-e-il-thriller-vestito-da-western/) – è stato l’attesissimo Killers of the flower moon di Martin Scorsese che, al contrario di Kaurismaki, non è sembrato preoccuparsi minimamente di “asciugare” il racconto, anzi l’impressione è quasi che si sia concentrato su come dilatarlo per lasciarsi andare al piacere di narrare. Scritto dallo stesso Scorsese – insieme ad Eric Roth – e basato sul romanzo di David Grann, il monumentale film ruota attorno alla vita di un giovanotto non particolarmente intelligente che, arrivato nella nazione Osage dopo la Prima Guerra Mondiale, si ritrova in una terra al centro di un enorme, anche se invisibile, conflitto: benedetta dalla scoperta del petrolio che ha reso ricchi i nativi americani e maledetta dall’invidia e dal razzismo dei bianchi. Il giovane finirà presto per diventare una pedina del diabolico zio (Robert De Niro), che fingendo amore e amicizia verso i nativi, in realtà vuole ucciderli per impadronirsi delle loro ricchezze. Un’opera epica che, mescolando moltissimi generi e infinite citazioni, dà l’impressione, a volte, di perdere la bussola (e con essa l’attenzione degli spettatori) ma che va assolutamente visto, non foss’altro per le due superbe interpretazioni di due attori straordinari, quelle del sempre più acclamato Leonardo DiCaprio e quella della semi-esordiente Lily Gladistone. Il primo è in grado di dare spessore ad un personaggio davvero complesso da interpretare, lasciando lo spettatore nel perenne dubbio circa la sua consapevolezza rispetto alle azioni che compie. Una performance eccezionale amplificata nella sua efficacia proprio da quella della Gladistone, sua compagna sul set. Una storia, quella dell’attrice statunitense, quasi da film nel film. Fortemente voluta da Scorsese che si è detto impressionato dalla sua bravura dopo averla vista in Certain Women della regista americana Kelly Reichardt (che nel 2016 la chiamò a recitare al fianco di Kristen Stewart e Laura Dern), la Gladistone ha confermato di essere stata raggiunta dalla mail di convocazione, proprio quando era sul punto di abbandonare la carriera cinematografica. Dopo il film della Reichardt, infatti, non avendo avuto grandi spazi, era sul punto di cambiare vita, tanto da aver deciso di iscriversi ad un corso per analisi di dati sull’apicultura.  «Questo ruolo è arrivato dunque come un segno del destino – ha dichiarato – e l’ho sentito subito perfetto per me.» «Essendo cresciuta in una riserva in Montana, nell’America dell’Ovest e nella nazione Indiana – ha spiegato – è stato familiare vedere questo goffo, esagerato personaggio simile a un cowboy (DiCaprio) innamorarsi di una donna nativa molto consapevole di sé. Si tratta di una dinamica che conosco bene perchè fa parte di molte storie che ho sentito raccontare nella mia comunità. Chissà che i due, dopo l’esperienza sul set, non si rivedano la notte degli Oscar.»

E chiudiamo con una piccola chicca, dalla sezione Un certain regard. Si tratta di Terrestrial Verses Ali Asgari e Alireza Khatami, un film strutturato a piccoli episodi capace di raccontare in maniera originale e molto efficace l’attuale vita in Iran e la sua dittatura religiosa che opprime gli abitanti diramando i suoi tentacoli fino a coprire ogni aspetto della vita dell’individuo. Punto di forza l’abilità degli autori di far risaltare nella quotidianità l’assurdità di una burocrazia asfissiante e illogica, mostrando come la limitazione della libertà, passi per tante, piccole, vessazioni, che potrebbero addirittura sembrare ridicole nella loro assurdità, se non se ne conoscessero le conseguenze. Un distretto di polizia, un semplice negozio d’abbigliamento, l’ufficio di presidenza di una scuola sono le cornici di un carnefice rappresentato sempre in fuori campo, mentre la macchina da presa indugia sullo sconcerto delle vittime umiliate dall’abuso di potere. A fare da sfondo Teheran, teatro di questa assurda guerra che vede contrapposti milioni di persone, divise tra una moltitudine in cerca di normalità ed un’altra composta dai fanatici del regime dietro cui nascondono i propri soprusi. Censura e ricatto, ed una legge sacra da esibire come giustificazione contro il peccato di volere un’esistenza ordinaria priva di stupidi divieti. Un’operazione eroica, tanto nella realizzazione, quanto nella potenza del messaggio a difesa della libertà, d’azione e pensiero, che ha il sapore di attualità ben oltre i confini iraniani.

E per concludere una bella, anzi ottima, notizia. Tutti i film di cui vi abbiamo parlato usciranno in Italia sul grande schermo. Visti i tempi non era scontato ed è un segnale molto incoraggiante.

Cinema Sotto le Stelle

Un programma all’insegna della fantasia, del sogno e delle grandi passioni!

Un programma con oltre cento eventi: cinquanta in città e più di cinquanta diffusi sul territorio, tra proiezioni, incontri, una rassegna e un festival, e la novità dei laboratori per i più piccoli: anche quest’anno l’estate di Cinemazero si annuncia ricchissima di spunti. La serata inaugurale del “Cinema sotto le stelle”, il 23 giugno, all’imbrunire verso le 21:30, è affidata a “La sirenetta”, una favola senza tempo, capace di incantare grandi e piccoli. Ed è all’insegna dell’immaginazione, del sogno e delle grandi passioni, che si sviluppa tutto il cartellone di 25 appuntamenti dell’Arena Hera San Giorgio, ogni lunedì, mercoledì e venerdì fino al 23 agosto. Il lunedì, grazie all’iniziativa del Ministero della Cultura, il biglietto d’ingresso è a 3,50 euro, mentre i giovani fino ai 25 anni pagano sempre 3 euro, con la CinemazeroYoungCard, promossa in collaborazione con il Comune di Pordenone. 

Tra gli eventi da non perdere, venerdì 14 luglio l’atteso ritorno di “Blade runner”, il capolavoro visionario di Ridley Scott, che anticipa di quarant’anni il dibattito sull’intelligenza artificiale: un futuro distopico o la realtà che ci attende? Interviene Joanna Cassidy, attrice protagonista del film. A lungo non è stato possibile proiettare l’opera sul grande schermo in Italia, a causa di un’intricata vicenda di diritti. 

I mercoledì sotto le stelle sono dedicati a famiglie e bambini, ogni sera con un film di animazione. Il 12 luglio, in occasione del centenario Disney, la proiezione di “Mummie – a spasso nel tempo” sarà anticipata dall’esibizione dell’orchestra dello storico progetto “A colpi di note”, composta da studenti dell’Istituto Comprensivo Pordenone Centro e dell’Istituto Comprensivo Rorai Cappuccini. I giovani musicisti si cimenteranno con la rimusicazione di un celebre corto muto diretto dallo stesso Walt Disney: “Alice the Whaler” (1927), in cui per la prima volta compare un piccolo topo, anticipazione di quel Mickey Mouse che soltanto l’anno successivo avrebbe fatto il suo indimenticabile esordio su grande schermo.  

Non mancherà l’apprezzatissimo OscBar, realizzato in collaborazione con Birra Galassia di Pordenone.  

Cinema e povertà educativa

______________________________________________________

                       Dove la mano dell’uomo non aveva messo piede …

                                                                              sentieri di cinema!

Di Andrea Crozzoli

Numeri che parlano da soli: Italia 2022 con 44 milioni di spettatori al cinema; Francia 2022 con 151 milioni di spettatori al cinema.

Se poi guardiamo al futuro, ovvero ai giovani, i dati sconfortanti dell’Italia assumono una dimensione tragica con il 76% dei minori che in Italia non svolge alcuna attività ludico-creativa; il 53% non è mai stato al cinema e l’89% non è mai entrato in un teatro.

Una prospettiva di povertà educativa agghiacciante se pensiamo che i primi anni di vita sono il periodo cruciale per lo sviluppo dei bambini, delle capacità e competenze cognitive, non cognitive e fisiche. Quale futuro stiamo preparando?

In Italia, sono oltre 2 milioni i minori ed adolescenti che vivono in povertà educativa, quasi un quarto (il 23% esattamente) del totale della popolazione in questa condizione. Una delle dimensioni più gravi e inesplorate della povertà minorile è, infatti, la povertà educativa, ovvero la privazione, per i bambini e gli adolescenti, dell’opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. La povertà educativa si manifesta, quindi, come privazione delle competenze cognitive, fondamentali per crescere e vivere in una società contemporanea sempre più caratterizzata dalla rapidità dell’innovazione e dalla conoscenza; ma si traduce anche nel mancato sviluppo delle capacità cosiddette “non-cognitive” quali la motivazione, l’autostima, le aspirazioni ed i sogni, la comunicazione, la cooperazione, l’empatia, che sono altrettanto fondamentali per la crescita dell’individuo ed il suo contributo al benessere collettivo. Da non trascurare inoltre il carattere multi-dimensionale della povertà educativa come l’apprendere per comprendere o per rafforzare la motivazione, la stima in se stessi e nelle proprie possibilità; la capacità di controllare i propri sentimenti anche nelle situazioni di difficoltà e di stress o la capacità di relazione interpersonale e sociale in quanto individui sociali, così come apprendere per condurre nella crescita una vita autonoma ed attiva. Colpendo i minori nel periodo più vulnerabile della loro esistenza, la povertà educativa determina uno svantaggio che difficilmente poi potrà essere colmato nell’età adulta. Un ruolo altrettanto importante per l’acquisizione di capacità e competenze da parte del bambino è assolto dal contesto educativo e culturale offerto dal territorio, la cosiddetta “comunità educante” fuori dalle pareti domestiche e scolastiche. La povertà educativa può quindi anche essere misurata attraverso la mancata partecipazione dei bambini ad attività ricreative e culturali extra-curricolari (quali andare al cinema, a teatro, concerti, musei, mostre, ecc.). Il piacere di stare con gli altri, la capacità di vincere la solitudine, di stare bene in compagnia, ma anche la motivazione nel perseguire uno scopo nella vita, la voglia di cogliere opportunità per crescere educativamente. I servizi educativi per la prima infanzia rappresentano un intervento chiave per sconfiggere la povertà educativa, rappresentano componenti essenziali del bagaglio educativo dei minori. L’utilizzo delle quali, se finalizzato, in particolare, all’attività formativa, è associato ad una minor povertà cognitiva. La scuola gioca in tutto questo un ruolo cruciale nello sviluppo, o meno, della capacità dei bambini di comprendere, di essere, di vivere insieme e di fare. I metodi di insegnamento dovrebbero ispirare gli allievi ed incoraggiare la loro partecipazione ed interesse. Essere poveri dal punto di vista educativo significa anche essere privati dell’opportunità di apprendere, di essere, di vivere insieme e di fareattraverso la cultura, la bellezza e le buone relazioni. La cosiddetta ‘comunità educante’ gioca un ruolo fondamentale nel prevenire la povertà educativa attraverso la partecipazione ad attività culturali (cinema, teatro, concerti, musei, mostre) che contribuiscono allo sviluppo delle competenze psicomotorie, emotive e sociali dei bambini. Partecipando a queste attività i bambini vengono aiutati ad allargare i propri orizzonti, a rilassarsi e a sentirsi parte integrante della società. La partecipazione ha anche un impatto positivo sulle loro competenze cognitive, sulla motivazione e sull’apprendimento. Occasione importante per stringere, inoltre, nuove amicizie considerate ulteriore fonte di apprendimento, poiché aiutano i bambini a sentirsi parte di una comunità e a sviluppare le loro competenze socio-emotive. La “povertà educativa” diviene dunque il terreno comune di azione per la “comunità educante”. L’auspicio è che, come comunità educante, si riesca a formare nuove generazioni di frequentatori della sala cinematografica per illuminare davvero il futuro dei bambini e del nostro Paese.